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Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre.
Cosa intendiamo per gentilezza?

La gentilezza non ha nulla a che fare con l’ipocrisia, la riverenza e il conformismo a omaggi cerimoniosi, ma è scegliere di fare qualcosa che aiuta gli altri o sé stessi, motivati da sentimenti affettuosi e genuini. La gentilezza contiene in sé tenerezza e propensione alla cura, e corrisponde alla scelta di compiere un’azione (fisica e/o verbale) verso sé stessi e/o gli altri, motivati dal desiderio genuino di fare una differenza positiva.
Perché praticare la gentilezza?

La ricerca scientifica ha più volte messo in evidenza quanto la gentilezza correli positivamente con la nostra salute mentale e con il benessere. Questo è possibile perché essa contribuisce a migliorare il nostro senso di fiducia, di ottimismo e di soddisfazione. Quando praticata verso gli altri migliora l’umore, il senso di valore personale, produce senso di appartenenza ed è un grande antidoto all’isolamento. Se praticata con sé stessi contrasta la vergogna e l’autoaccusa andando a migliorare il senso di auto-accettazione, auto-compassione, identità ed autostima.
La gentilezza aiuta a contrastare lo stress e migliora il nostro benessere emotivo. Chi pratica la gentilezza è spesso più felice e vive più a lungo.
Il coraggio di essere gentili

La gentilezza è per i coraggiosi. Nella nostra società occidentale, essa viene spesso scambiata per falsa adulazione e per questo motivo ci può sembrare di risultare sciocchi o di essere sfruttati dagli altri. Spesso viene praticata non per via di motivazioni interne, ma solo per finte convenzioni sociali e di conseguenza si svuota di tutto il suo valore. Non bisogna imporsi di essere gentile sempre e comunque perché altrimenti si perderebbe la componente di genuinità. Qualsiasi buon proposito perde il suo senso se diventa un dovere assolutistico. Basta iniziare compiendo davvero pochi atti di gentilezza all’interno della giornata, purché fatti con consapevolezza e con la giusta motivazione, per notare la differenza.
Meglio dare o ricevere?

Gentilezza non significa anteporre i bisogni degli altri ai nostri. Non significa non saper dire di no per risultare “buoni” e non è servilismo né umiliante sottomissione. La gentilezza autentica è una scelta attiva che nasce da un’attitudine alla cura. Ci si può prendere cura dell’altro anche dicendo un “no” se la comunicazione viene fatta con rispetto, empatia e genuino dispiacere. È questo il motivo per il quale credo che sia importante praticare contemporaneamente la gentilezza sia verso gli altri che verso di sé. La gentilezza è capace di farci entrare in contatto con la nostra umanità condivisa e di farci sentire uniti. È qualcosa che tutti noi abbiamo bisogno di sperimentare per essere pienamente vivi.
La gentilezza sul web

Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire.
Alda Merini
Con la diffusione del web, delle app di messaggistica e dei social network si è evidenziato il fenomeno dell’aumento dell’aggressività in rete. Rispetto alle comunicazioni dal vivo, quelle effettuate dietro ad una tastiera possono assumere spesso toni più provocatori ed aggressivi, spesso anche in buona fede. Possiamo contrastare questo fenomeno? A mio avviso sì, ad esempio commentando un post che apprezzi con parole carine e incoraggianti, rileggendo sempre quello che si condivide con particolare attenzione all’uso delle parole, oppure chiedendosi che effetto potrebbe suscitare il nostro commento nella persona che lo legge.
Per concludere, la gentilezza è in grado di apportare notevoli benefici nella società e nel nostro benessere personale. Basta fare anche un piccolo ma consapevole atto di gentilezza quotidiano verso di sé o gli altri per notare importanti miglioramenti.
Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.
Mahatma Gandhi